Occhi in laguna

In un vecchio cinema, nei pressi del mare, una bambina prova a cantare.

Le pareti umide, le poltrone rosse e corrose, ruvide come il velo delle spose.

Seduta al suo posto, gambe a ciondoloni, indossa la gonna e non i pantaloni.

Canta a squarciagola, sempre da sola, poi si ferma e all’improvviso si trova davanti una gabbianella che non vola.

Anni dopo, in un pontile, si guarda riflessa in un anno bisestile.

Indossa scarpe rosse color della poltrona e una gonna che secondo lei non le dona.

Gli occhi sono fissi sull’acqua della laguna, tra le varie cose che pensa, si sofferma un attimo di più, sulla sfortuna.

Sta per gettare l’amo.

Poi sente un forte richiamo: alza gli occhi verso quel cielo strano, dove all’improvviso vola libero un gabbiano.

Ballare attraverso la polvere


Dentro una casa, in un luogo isolato, dormiva un orso su un tappeto impolverato.
Nessuno dei conviventi pareva vederlo a parte una donna e due bambini, ma senza che gli altri potessero saperlo.
Giravano intorno all’orso dormiente, inventando balli e rincorrendo il niente.
Polvere in alto che si mescolava, stelle brillanti e bava.
La giovane donna, per tutti impazzita, li prese in braccio ma senza fatica.
Con passo veloce per non adombrarlo, li allontanò piano e senza distrarlo.
Fece scendere prima il bambino e lo nascose in giardino, poi fu il turno della bambina, scelse di nasconderla dopo, perché più piccina.
L’orso impolverato si svegliò, la donna lo affrontò.
Si fece coraggio e si lasciò mangiare, quasi senza respirare.
Salvò così gli occhi di quel bambino, i suoi disegni e il suo destino. Lo salvò anche se non l’aveva portato in pancia, ma gli aveva pesato, ad occhio, il cuore sulla bilancia.
Salvò anche i denti meravigliosamente storti e i pensieri di quella bimba disordinata che dal suo grembo era nata.
Furono riversate sulla giovane donna tutte le colpe: aver esposto due creature alla follia e alla morte.
Davanti a chi di dovere, si assunse tutta la responsabilità ma nessuno ebbe pietà.
Intanto lontano anni luce, dal luogo isolato, l’orso era scappato.
Il tappeto steso al sole.
Il bambini compresero il suo atto d’amore.
Allora appena la notizia le arrivò, sorrise, guardò la polvere danzare e insieme al suo luccichio iniziò a ballare.

Compassione

In un teatro, nei pressi del mare, una farfalla ci andò ad abitare
Un posto sommerso, dimenticato, il lampadario si era guastato
Appesa in alto, con un’ala sola, voleva cimentarsi in una capriola
Si imbattè in una creatura stanca e gli succhió una lacrima che gli rigava la guancia
Fu compassione che durò un giorno
Morì di lì a poco, in un secondo
L’ uomo la raccolse con cautela e per guardarla accese una candela
Cercó di disegnare l’ala mancante poi aprì la finestra e la soffió via ... esitando un istante
Voló libera tra cielo e mare
E da quel dì, lui ricominció a respirare

Mercato antiquato


Puoi trovarci
Un mappamondo che non gira
La caffettiera che ti ispira
Di sicuro un piatto sbeccato
Una scodella
Qualcosa che non frigge più in padella
Vestiti
Cornici
Cucchiaini
Peluche impolverati per bambini
La Vergine Maria c’è sempre di più
Spesso manca Gesù
Resterai un po’ incredulo è un po’ senza fiato
In un mercatino dell’antiquariato

Un bulbo di paradiso

La guardava con occhio sgraziato 
In un modo meravigliato
Da pirata o sopravvissuto
Amandola di un canto muto
Lei gli sorrise da cavaliere errante
Depose ali di farfalla migrante
La trattenne nelle sue mani
Guercio di vita
E amori profani
Vedeva il mondo attraverso i suoi occhi
Il campanile suonò tre rintocchi
Nessuno seppe se fosse Dio
Lui la chiamava
L’amore mio
Morì di colpo senza preavviso
Gli regalò un bulbo
Di paradiso

Dalla finestra




Da bambina
Si sarebbe potuta distendere sotto un pino
Con un filo di erba avrebbe spinto i grilli dentro il loro buchino
Avrebbe immaginato i loro percorsi
E i suoi rimorsi
Avrebbe guardato il cielo con una foglia arrotolata
E, forse, si sarebbe innamorata.
E mentre, pensava a tutte queste cose, fiorivano, sul balcone, le rose.


Pelle

Prendiamo il rosso 
Il bianco
Mescoliamo
Pensiamo alla pelle
E a quella che ricopre le stelle.
Ha una sua memoria
Una sua storia
Non porta con sé nessun ragionamento
Si fa scuotere dal vento
Non porta con sé nessuna colpa
Scelta alcuna
E poi quando diventa bianca si specchia sulla luna