O forse sì

Alla fermata non succedeva niente di ufficialmente memorabile.
Un treno in ritardo. Due piccioni impegnati a non risolvere il problema del mondo.
Tu stavi lì, con la stanchezza precisa di chi ha già discusso abbastanza con la giornata.
Non eri triste. O forse sì, ma in quella misura prudente con cui il cielo trattiene la pioggia per vedere cosa accade.
Ti osservavo.
Attività comune, praticata da miliardi di esseri viventi fin dall’invenzione degli occhi.
Eppure, per qualche ragione statistica, guardavo proprio te.
La tua mano stringeva la borsa. La borsa conteneva certamente qualcosa. Le borse servono a questo.
Molto meno chiaro era cosa contenessi tu.
Forse una rinuncia. Forse la lista della spesa. Forse il desiderio segreto di essere lasciata in pace.
Io, intanto, collezionavo ipotesi inutili.
Se fossi stata una fiaba, avrei dovuto salvarti da un drago.
Ma i draghi moderni arrivano sotto forma di sveglie, scadenze, messaggi a cui rispondere.
E non si lasciano uccidere.
Poi è arrivato.
Tu sei salita. Io pure.
L’universo non ha applaudito.
Ha continuato tranquillamente a espandersi.
Che è forse il suo modo più discreto di approvare certe coincidenze.

Silvia Rosa