Custode

Custode
Il gabbiano non vola: veglia.
Ha quella postura da sentinella che conoscono solo
gli animali che hanno visto troppo mare
e troppa solitudine per raccontarla.
Il bianco e nero non è un filtro:
è la sua memoria.
Una memoria che non vuole colori
perché i colori, a volte, mentono.
Il mare dietro è un foglio che trema,
una pagina che non sa se essere preghiera
o confessione.
Ti guarda come si guarda un’anima che torna da lontano.
Non giudica.
Non consola.
Non spiega.
Fa solo quello che fanno i guardiani veri:
resta.
E nel restare ti somiglia.
Perché anche tu,
hai quella maniera di stare al mondo
come se stessi proteggendo qualcosa di fragile
che nessuno vede
ma che tu senti pulsare
come un feto di luce,
come una farfalla appiccicosa
che non vuole staccarsi dal petto.
E tu, per un istante,
ti senti custodita.

Silvia Rosa

A volte

A volte

A volte mi capita
di ascoltare ciò che tace.
Non è silenzio:
è un fruscio che arriva da lontano,
come una conchiglia che non ha mai visto il mare
e tuttavia insiste a ricordarlo.

Ci sono giorni
in cui tutto sembra fatto per essere restituito:
gesti, promesse, perfino la malinconia.
Un vuoto a rendere dell’anima,
che consegno al banco della notte
sperando che qualcuno lo timbri
e mi dica che va bene così.

I pensieri fanno il loro mestiere:
si piegano, si spezzano,
si allungano come ombre al tramonto.
Non chiedono nulla,
solo di essere guardati
mentre tentano di non cadere.

E i dettagli
quelli struggenti,
quelli che nessuno nota
si mettono in fila
come bambini timidi.
Uno ha la voce di un ricordo,
uno la luce di un gesto mancato,
uno la fragilità di ciò che non torna.

Li attraverso tutti,
senza nominarli.
Sono loro a scegliere me,
ogni volta.

Silvia Rosa