Preghiera laica del cervo che diventa luce n.24

Che ogni creatura che mi attraversa,
anche quella che non esiste per gli altri,
possa trovare nel mio sguardo
un posto dove non tremare.

Che ciò che nasce in me:
i piccoli cervi bisognosi,
le metamorfosi improvvise,
le ragazze bianche che guardano verso il cielo
non abbia paura di mostrarsi.

Che io sappia custodire
ciò che gli altri non vedono,
senza farmi schiacciare dal peso
di questa vista più ampia.

Che la calma del signore con la giacca verde e i bottoni dorati
mi ricordi che esiste sempre
una radice silenziosa
che non giudica,
non nega,
non fugge.

Che la mia voce sia un filo,
come la lana dai colori fortissimi
tra le mani di chi non sa
che sta tessendo il mio destino.

E che ogni cosa che appare,
anche la più strana,
anche la più grande,
anche la più fragile,
possa trovare in me
una casa temporanea,
un gesto di protezione,
un sì che non fa rumore.

Silvia Rosa

Preghiera laica n.22🖤Guccini, nel punto esatto in cui manca


La notizia è arrivata
come arrivano le cose che non dovrebbero mai arrivare:
senza rumore,
senza fretta,
senza alcuna intenzione di essere capite.
“È morto Guccini.”
La frase non ha pianto.
Ha fatto qualcosa di peggio:
ha tolto un millimetro di aria
a ogni stanza del mondo.
Il resto ha continuato a funzionare.
Un uomo ha comprato il giornale
senza sapere che stava sfogliando un giorno diverso.
Una bambina ha perso un elastico per capelli
e non immaginerà mai
che quel minuscolo oggetto
ha condiviso il suo destino
con una voce che ha attraversato decenni.
La morte non ha preso la sua voce.
Ha preso solo il corpo,
come si prende una lampada
che non serve più per illuminare.
La voce, invece,
si è infilata dove non la cerchi:
nel modo in cui guardi un amico
quando non sai come dirgli che ti manca,
nel gesto di chi versa il vino
come se stesse chiedendo scusa,
nel silenzio che precede le verità difficili.
Laici come siamo,
non abbiamo paradisi da offrirgli.
Possiamo solo riconoscere
che alcune presenze
non finiscono:
si dissolvono
in una forma più vasta.
E allora la commozione arriva tardi,
quando pensavi di averla scampata.
Arriva mentre lavi un piatto,
mentre chiudi una porta,
mentre ti accorgi
che oggi il mondo pesa un grammo in più
e non sai dove è stato aggiunto.
Se muore Guccini,
non muore lui.
Muore la parte di noi
che credeva che certe voci
fossero eterne.
E allora tocca a noi,
con le nostre mani imperfette,
con le parole che tremano,
con la paura di non essere all’altezza.
Tocca a noi
tenere accesa la lampada
che lui ha lasciato sul tavolo.
Silvia Rosa