Avvenire

Su un fiore appassito, in un prato fiorito, si posò il suo sguardo. 
Avrebbe potuto raccoglierlo e sezionarlo.
Invece lo lasciò libero di sfiorire e si riempì lo sguardo per la potenza
dell’avvenire.


Promessa

In una giostra di un vecchio luna park sedeva una ragazza. La pancia si accarezzava mentre la vecchia giostra cigolando, dondolava. 
Accanto a lei: un cavallo, il naso di Pinocchio e una fata senza un occhio.
La ragazza guardò il cavallo che guardava Pinocchio e toccandosi la pancia fissò la fata, quindi allungò la mano, accarezzandola piano.
Fu un istante o forse di più. Sentì un dolore lancinante, non fece in tempo a prendere fiato che il bambino era già nato.
La fata le tagliò il cordone ombelicale senza farle male.
Urlante glielo posò sulla pancia
Lui risali fino al cuore.
Lo annusò
Lo guardò
E lo diede alla fata guercia.
La promessa era questa.

Mondo

Le tue gote rosse che sfiorano il tramonto 
Le labbra che sorridono al mondo
Il cuore che pulsa celeste armonia
Il tuo corpo
Pelle e magia
Ogni angolo del tuo pensare
Rosso profondo cordone ombelicale
I nostri occhi di pupille e tulipani
Ti sfioro le mani
E sono sconvolta
E ti guardo
Un secondo
E mi sembra eterno
Porpora
Sangue
Mondo

Ombelico

Era uscita fino all’ombelico dal mare.
A fatica, per respirare.
Non vi era intenzione di imbrogliare nessun navigante a dir la verità preferiva chi aveva
l’aspetto da mendicante.
Qualsiasi creatura a metà aveva, da sempre, la sua pietà.
Un cuore pulsante che annegava mentre la sua coda si dimenava.
Squamosa, lucida, dorata.
Senza poterla fermare.
Nel gorgo del mare.

Occhi in laguna

In un vecchio cinema, nei pressi del mare, una bambina prova a cantare.

Le pareti umide, le poltrone rosse e corrose, ruvide come il velo delle spose.

Seduta al suo posto, gambe a ciondoloni, indossa la gonna e non i pantaloni.

Canta a squarciagola, sempre da sola, poi si ferma e all’improvviso si trova davanti una gabbianella che non vola.

Anni dopo, in un pontile, si guarda riflessa in un anno bisestile.

Indossa scarpe rosse color della poltrona e una gonna che secondo lei non le dona.

Gli occhi sono fissi sull’acqua della laguna, tra le varie cose che pensa, si sofferma un attimo di più, sulla sfortuna.

Sta per gettare l’amo.

Poi sente un forte richiamo: alza gli occhi verso quel cielo strano, dove all’improvviso vola libero un gabbiano.

Ballare attraverso la polvere


Dentro una casa, in un luogo isolato, dormiva un orso su un tappeto impolverato.
Nessuno dei conviventi pareva vederlo a parte una donna e due bambini, ma senza che gli altri potessero saperlo.
Giravano intorno all’orso dormiente, inventando balli e rincorrendo il niente.
Polvere in alto che si mescolava, stelle brillanti e bava.
La giovane donna, per tutti impazzita, li prese in braccio ma senza fatica.
Con passo veloce per non adombrarlo, li allontanò piano e senza distrarlo.
Fece scendere prima il bambino e lo nascose in giardino, poi fu il turno della bambina, scelse di nasconderla dopo, perché più piccina.
L’orso impolverato si svegliò, la donna lo affrontò.
Si fece coraggio e si lasciò mangiare, quasi senza respirare.
Salvò così gli occhi di quel bambino, i suoi disegni e il suo destino. Lo salvò anche se non l’aveva portato in pancia, ma gli aveva pesato, ad occhio, il cuore sulla bilancia.
Salvò anche i denti meravigliosamente storti e i pensieri di quella bimba disordinata che dal suo grembo era nata.
Furono riversate sulla giovane donna tutte le colpe: aver esposto due creature alla follia e alla morte.
Davanti a chi di dovere, si assunse tutta la responsabilità ma nessuno ebbe pietà.
Intanto lontano anni luce, dal luogo isolato, l’orso era scappato.
Il tappeto steso al sole.
Il bambini compresero il suo atto d’amore.
Allora appena la notizia le arrivò, sorrise, guardò la polvere danzare e insieme al suo luccichio iniziò a ballare.

Compassione

In un teatro, nei pressi del mare, una farfalla ci andò ad abitare
Un posto sommerso, dimenticato, il lampadario si era guastato
Appesa in alto, con un’ala sola, voleva cimentarsi in una capriola
Si imbattè in una creatura stanca e gli succhió una lacrima che gli rigava la guancia
Fu compassione che durò un giorno
Morì di lì a poco, in un secondo
L’ uomo la raccolse con cautela e per guardarla accese una candela
Cercó di disegnare l’ala mancante poi aprì la finestra e la soffió via ... esitando un istante
Voló libera tra cielo e mare
E da quel dì, lui ricominció a respirare

Mercato antiquato


Puoi trovarci
Un mappamondo che non gira
La caffettiera che ti ispira
Di sicuro un piatto sbeccato
Una scodella
Qualcosa che non frigge più in padella
Vestiti
Cornici
Cucchiaini
Peluche impolverati per bambini
La Vergine Maria c’è sempre di più
Spesso manca Gesù
Resterai un po’ incredulo è un po’ senza fiato
In un mercatino dell’antiquariato