
Preghiera laica n.79 🖤



Nessun manuale di ingegneria l’ha prevista,
nessun comma le garantisce la quota d’aria,
eppure la commissione ha deliberato a porte chiuse:
tocca a lei l’arcata centrale.
Troppo giovane, spaventosamente giovane,
con le mani che sanno ancora di quaderno
e un destino già compilato a margine.
Attorno a lei, uomini pieni di mille libertà ,
liberi di scegliere il passo, di sbagliare senza pagare,
di prendersi il centro della strada e della storia.
A lei, invece, spetta la misura stretta.
I diritti non le sono stati strappati con un boato,
ma con l’addestramento lento dell’ombra,
sottraendo l’aria un millimetro all’anno
fino a far sembrare naturale il soffocare.
C’è chi le toglie la voce, chi le decide il respiro,
e chi, nell’ultimo abisso della codardia,
si prende persino il diritto di spegnerle la vita,
come si spegne una luce che dà fastidio.
Eppure, quando il ponte del mondo vacilla,
non chiamano i padroni della gravità .
Chiamano la sua schiena sottile.
Lei non ha il tempo per essere stanca.
La stanchezza è un privilegio per chi ha le mani vuote.
Lei si incastra sotto il peso spietato del cemento,
pianta le ginocchia nel fango
e sorregge il passaggio degli altri.
Capisce ogni clausola della truffa.
Sa che non ci sarà una targa di bronzo,
sa che chi cammina al sicuro sulla sua carne non guarderà mai in basso.
E quando la notte finalmente si piega sul giorno,
resta il conto di tutte le ingiustizie mai firmate.
Bimba, adulta, madre o nessuna delle due.
il dolore ha la stessa identica radice.
Ma piangere sarebbe ancora un lusso,
un cedimento che farebbe crollare tutto.
Così inghiotte le lacrime,
stringe i pugni nel buio
e per non morire di quella stanchezza che spezza le ossa,
chiude gli occhi
e tenta di dormire.
Silvia Rosa







