
Non hanno avuto un nome.
Forse uno stava per arrivare,
l’altro era ancora in discussione.
Le cose incompiute hanno sempre
un certo pudore.
L’acqua, invece, no.
Da anni esonda
come chi vuole dire qualcosa
ma non trova il destinatario.
Non benedice nessuno:
si limita a ricordare
con la sua ostinazione liquida
che il mondo non è fatto
solo di ciò che accade.
Le pietre, che non sanno mentire,
restano al loro posto.
Accolgono ogni onda
come un tentativo fallito
di tornare indietro.
Il vento passa,
fa finta di non vedere,
poi si volta un momento
un momento soltanto
per contare le assenze.
Non gli tornano mai i conti.
Di loro resta questo:
una possibilità non spesa,
un riflesso che non ha avuto il tempo
di diventare volto.
E l’acqua che insiste,
testarda come una domanda
a cui nessuno ha risposto.
Silvia Rosa