Civico 34, in un giorno qualunque

La porta del 34
oggi ha un’ombra più lunga.
Non dipende dal sole:
certe assenze
sanno allungarsi da sole.

Il tappeto,
quello consumato al centro,
non riceve più passi.
Si è messo a riposare,
come fanno i vecchi cani
quando capiscono prima degli altri.

Sul vetro
una macchia di respiro
resiste da settimane.
È strano come certe tracce
non abbiano fretta
di andarsene.

Il postino ha lasciato
una busta sottile.
Dentro non c’è niente
che riguardi il cuore,
ma la carta trema lo stesso
quando la prendi in mano.

Il corridoio, dietro,
ha imparato a non aspettare.
È diventato bravo:
non chiede,
non spera,
non ricorda.

La porta resta chiusa.
Non per punizione,
non per mistero.
È che a volte
perfino il legno capisce
che non c’è più nessuno
da lasciare entrare.

E continua a stare lì,
con quella pazienza inutile
che hanno le cose
quando sopravvivono
a ciò per cui erano state create.

E solo alla fine,
sul pianerottolo,
una bambina guarda la porta
con l’incredulità
di chi non sa ancora
che certe chiusure
non dipendono dalla chiave.

Avatar di Sconosciuto

Autore: silviettadeglispiririti

Amo le immagini, mi piace accostarle ai versi e creare delle verbografie❤️

Lascia un commento