
Il giardino dimenticato
ci guarda senza fretta,
come chi ha visto passare
troppi drammi per crederci ancora.
Ride di noi,
delle nostre tragedie da lunedì mattina,
delle promesse che facciamo
con la stessa leggerezza
con cui perdiamo gli ombrelli.
Le foglie secche applaudono piano
quando inciampiamo nei nostri pensieri,
i rami spezzati commentano tra loro
che siamo fragili più di loro
eppure ci ostiniamo ad essere forti.
Il giardino lo sa:
siamo un catalogo di debolezze,
un inventario di entusiasmi brevi,
di paure lunghe,
di orgogli che si sciolgono
alla prima carezza.
Eppure
c’è sempre un eppure
che ci salva dal crollo.
E il giardino sembra quasi sorridere
mentre ci rialziamo
storti, buffi, veri
fra oggi
e ieri.
Silvia Rosa