Dio al femminile

Il vento mi sfiora
come chi conosce il mio nome
ma non lo pronuncia.
Porta con sé il candore dei fiori,
quel bianco che non è purezza
ma un modo segreto di arrendersi.

I petali si posano sulle gote,
si sciolgono al calore,
si lasciano respirare.
Sembrano capire
che certe emozioni non chiedono voce,
basta il battito che cambia ritmo
senza avvisare.

Le strade dimenticate
mi accolgono come una stanza chiusa da anni:
odore di polvere e promessa,
un silenzio che non giudica,
un passo che diventa confessione.

E in quel passo
sento qualcosa aprirsi.
Non è desiderio soltanto,
è un tremore più profondo,
un richiamo che non so spiegare
ma che riconosco.

Cerco Dio
una Dio che respira piano,
che conosce il peso delle attese,
la dolcezza delle rinunce,
la fame di essere vista
senza essere spogliata.

Forse Lei è qui,
nel punto in cui il vento
mi scopre la pelle
e io non mi nascondo.
Nel rossore che sale
come un segreto che vuole uscire.
Nel fiore che si apre
non per mostrarsi,
ma per essere toccato dalla luce.

Forse Dio al femminile
è questo:
un’intimità che non pretende,
una presenza che scalda,
una carezza che non chiede nome.

E allora resto.
Lascio che il vento mi legga,
che i petali mi dicano chi sono,
che il corpo ascolti
quello che l’anima
ha sempre saputo.

Silvia Rosa

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Autore: silviettadeglispiririti

Amo le immagini, mi piace accostarle ai versi e creare delle verbografie❤️

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