Desiderio di appartenenza

La lettera mai spedita,
che tutti credono minuta,
in realtà avanza come una donna
che ha deciso di non chiedere permesso.

La busta non contiene solo parole:
contiene postura,
contiene schiena dritta,
contiene quel tipo di luce
che non chiede conferme per esistere.

Nel viaggio ha imparato a farsi spazio.
Ha attraversato sacchi, camion,
mani distratte e mani gentili,
senza mai perdere il passo.

E quando è arrivata,
non ha bussato piano.
Ha bussato come si bussa
quando si è certi di essere attesi.

Dentro: ali di farfalla, un osso di anguilla, che sappiamo non essere dotato di esistenza senza il mare, il filo interdentale, un fiore appassito, un vagito, un amore che non è amore, una conchiglia sbeccata, una lenza e il desiderio di appartenenza.

Silvia Rosa

Occhi di falena

Il cuore si scioglie,
non si stacca:
diventa acqua.
Un’acqua lenta,
che scivola fuori dal corpo
come una confessione che non ha più voce.
Non cade, non corre:
si allarga.
Prende la forma di ciò che manca,
la forma di ciò che non torna.

Il mondo sotto è un cimitero che respira,
un respiro umido,
che sale dalle pietre come una nebbia che sa tutto.
I fiori di plastica brillano,
non perché sono vivi,
ma perché non possono morire.
Qualcuno cambia l’acqua,
anche se i fiori non bevono,
ma la memoria ha comunque sete.
E l’acqua trabocca,
si mescola alla terra,
diventa un pianto che nessuno rivendica.

La purezza è trasparente.
È una goccia che trema sul bordo,
che non sa se cadere
o restare.
Il cuore la attraversa,
si mescola,
si perde.

Il sangue non scorre più:
si diluisce.
Diventa un rosso pallido,
quasi un ricordo,
quasi un odore.
Il mosto fermenta piano,
come se aspettasse un miracolo che non arriva.

E poi,
sgorga.

E l’osso di un passero trema.
Non sono ali, ma occhi di falena.

Silvia Rosa