
Mostra tutto: zanne, piume, la curva morbida del fianco, la ferita che guarisce da sola senza chiedere scusa.
Gli animali non hanno segreti: il battito nel petto è dichiarato, le zampe raccontano la strada, le ali la caduta e il ritorno.
Ogni parte dice qualcosa che noi fingiamo di non sentire.
Il lupo porta nel ventre la fame antica del mondo, la cerva nelle sue ossa leggere la memoria di tutte le fughe.
Il gatto, con la schiena che si inarca, insegna che il corpo è un verbo che non si può coniugare a metà.
E poi c’è l’erba, la più animale di tutte, perché cresce senza pensare, si piega, si rialza, si infila ovunque come un istinto. Le sue foglie sono dita, le radici sono vene, il vento è il suo respiro.
Noi invece ci nascondiamo: copriamo la pelle, temiamo il sangue, ci spaventa la bellezza cruda di ciò che vive senza permesso.
Ma la natura incontrollata ci guarda con pazienza, come una madre che sa che prima o poi torneremo a essere semplici: mani, fiato, cuore che batte forte perché vuole restare vivo.
E quando ci sorprende, un animale che mostra il fianco, un albero che apre la corteccia, un temporale che ci scompone, allora capiamo.
Che ogni parte del mondo è una parte nostra, e che l’incontrollabile non è caos, ma un richiamo: la voce antica che dice che siamo ancora fatti di terra, di pelle, di respiro.
Silvia Rosa