Viale di pescivendoli

Odore di reti bagnate, barche che respirano piano come animali che hanno visto troppo.
Il sole scende a picco, non chiede permesso, illumina ogni cosa con una sincerità che fa quasi male.
Lei è lì.
Una donna che guarda, stanca nel corpo, felice in quel punto segreto dove la vita si annida quando nessuno la vede.
Ha mani che sanno di sale, occhi che hanno imparato a non cedere, e un sorriso che arriva lento, come una marea buona.
Davanti a lei, il bimbo.
Occhi da cerbiatto, grandi abbastanza da contenere il mare senza che il mare se ne accorga.
Cammina tra cassette di pesce, tra voci che si intrecciano, tra reti che raccontano notti in cui gli uomini hanno tirato su il destino insieme alle onde.
Forse un giorno saprà.
Saprà degli avi che hanno vissuto qui, di chi ha sfidato tempeste che non avevano nome, di chi ha cucito reti come si cuciono le ferite, di chi ha lasciato la propria voce tra le assi di una barca che ora non c’è più.
Ora non sa. Ora guarda soltanto.
E nel suo guardare c’è già una promessa: che la memoria arriva piano, come il vento che asciuga il sudore senza farsi notare.
La donna lo osserva. Sa che quel bimbo è il punto esatto in cui il passato smette di essere passato.
Sa che ogni suo passo riannoda un filo, riporta a casa una storia che credeva perduta. E allora sorride. Un sorriso piccolo, quasi invisibile, ma così vero da far tremare il sole.
Perché in quel viale di pescivendoli, tra reti che odorano di fatica e barche che aspettano la notte, c’è un bambino che un giorno saprà da dove viene il suo nome, da dove viene il suo coraggio, da dove viene quel modo gentile di guardare il mondo. E c’è una donna che lo guarda come si guarda una meraviglia: stanca, sì, ma felice di essere la prima pagina di una storia che lui, solo lui, saprà raccontare.

Silvia Rosa

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Autore: silviettadeglispiririti

Amo le immagini, mi piace accostarle ai versi e creare delle verbografie❤️

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