Se avessi cento lire

Se avessi cento lire 
Ti potrei dire
Di un tempo di abbracci e pelle
Con il naso all’insù a guardare le stelle
Ti racconterei di bambini che si scambiano i cucchiaini
Ti prenderei la mano
Piano
E ti toccherei il viso
Commuovendomi sul tuo sorriso
Attaccherei la cornetta
Seguirei la via stretta
Tirerei indietro la lancetta
Ti offrirei un caffè bollente
E guardando la gente
Mi strapperei una piuma
Per portarti fortuna
Se avessi cento lire
Ringrazierei
Il mondo che vorrei


Buon anno a tutti

A capoverso

Lasciamo che il silenzio
Si intrecci piano
Tra i rami le dita
In mente una scatola assortita di pensieri
La nostra foto ieri
E dei velieri
O i giardinieri che tagliano un giardino perfetto
Caramelle, quelle con la carta rossa, un etto
Il tuo berretto
Il mio braccialetto
Distesi sul copriletto
Ad annusare il cielo terso
Sei disperso
Ed introverso
Emerso
Nel mio universo
A capoverso

Sogni cicatriziali

Spaventapasseri del mio cuore 
Occhi cerulei e vento d’amore
Danzante nella brughiera
Tra la mattina e la sera
Ti guardo attraverso il becco
Ti lacrimo addosso quando sei secco
Sono il tuo pensare
Il tuo migrare
Sei la mia fune
Luce nelle notti brune
Mentre mi incanto tra mille lune
In ogni tuo gesto
Mi appresto a coprirti con le mie ali
Dormiamo zuppi di sogni cicatriziali

In quel palazzo dentro il mare

Ho immaginato un palazzo in mare 
Dove poter ballare
Vestiti da pesci
Io entro e tu esci
Ci sfioriamo le code novelle
Raccogliamo le lacrime in due scodelle
Sono di stupore
Provengono dal cuore
E mentre respiriamo
Attraverso la pelle
Nel cielo brillano
Le stelle
Eh Mio Dio come sono belle
E te lo dico priva di spine
Mentre guardo un cavallo senza crine
Percorro stanze marine
E stravolta dal sale
Non posso far altro che amare
In quel palazzo
Dentro il mare

E fuori quasi piove

In cielo dipinto 
Sospinto tra battiti di pelle
Idee da scartare come caramelle
Tra quello che avanza
E il profumo della creanza
Vorrei e non vorrei
Potrei e non potrei
Tra il tempo tuo e della farfalla
Di una foglia che balla
Della rana sul fosso
Del cane che seppellisce un osso
Della coda del gatto
Di un uomo distratto alla stazione
Il dolore di un’amputazione
E tu in ogni dove
E fuori quasi piove

Ognuno sul proprio altare

Ognuno sul proprio altare
Alla meraviglia
Al mostro che si impiglia
A chi cerca di togliersi le spine con una stoviglia
A tutto ciò che dagli occhi vola via
Ad una preghiera tua e anche mia
A chi si rifugia
A chi indugia
A chi sogna alla grande
Alle vene e alle ghirlande
A chi ci crede
E a chi lo vede
Alla nascita di una bambina
E al sole che tramonta in collina
All’ imbarazzo umano
Al tremolio della mano
Che sia un giorno per sognare
Ognuno sul proprio altare
La rinascita smarrita
La nostra vita