Le piccole cose

Le piccole cose

Le piccole cose
non chiedono mai il permesso.
Entrano
come un granello di zucchero sul tavolo,
come il rumore di un cucchiaino
che inciampa nel vetro.
Gli angeli, dicono,
abitano proprio lì:
nelle briciole,
nei bottoni caduti,
nel filo che avanza dopo aver cucito un orlo.
Non hanno ali:
hanno pazienza.
Le donne lo sanno.
Lo imparano presto,
forse troppo:
che il mondo si regge
su ciò che non si nota.
Su un gesto ripetuto,
su un nome ricordato,
su una porta chiusa piano.
E poi c’è la perdita.
Arriva come una corrente d’aria
che spegne una candela
che non ricordavi di aver acceso.
Ti lascia nel buio
a tastare il tavolo
in cerca di ciò che manca.
Ma le piccole cose, ostinate,
restano.
Un fazzoletto dimenticato nella tasca,
una tazza con un graffio,
una frase che non hai detto.
E in ognuna
se guardi bene
un angelo si siede,
si sistema il vestito,
e ti fa spazio.

Silvia Rosa

Memorie feline scatti ed una polaroid

“Lo sai come funziona ?”
In realtà lo sapevo, ma me lo feci rispiegare.
“Funziona così: prima viene sedata, poi si procede con l’eutanasia”
“È veloce”, aggiunse.
La dottoressa aveva una bella faccia intelligente, la sua pelle era liscia e le mani decise, senza tremori.
Ci fu un silenzio irreale. Non saprei quantificare per quanto.
Poi si interruppe con l’ ascolto di quel cuoricino che non batteva più.
“Non c’è più” mi disse.
Quindi una serie di carte e formalità.
Mi lasciò dicendomi che era un atto
d’ amore.
Esitai un attimo ma le credetti.
Mi trovai fuori dal piccolo studio, le foglie ricoprivano la piazzola. Autunno.
In braccio quella creatura minuta, avvolta in un panno.
Non avevo coraggio di muovermi.
Ma soffro lo stare ferma.
Lei invece era ferma.
Dentro di me il mio animo randagio era disorientato.
Ero improvvisamente bambina, gli occhi liquidi, muta per non disturbare e ancora più piccola di quanto potessi immaginare, al ritorno da scuola con la cartella blu e una gattina abbandonata che mi seguiva, saltellando. Mi riguardai attraverso una vetrata.
Non so che giorno fosse di preciso, non ricordo mai le date numeriche.
Peró so con certezza che era lunedì.
So che avrebbe piovuto e tirato vento.
Non ho scattato foto.
Non scatto mai a comando, la posa mi fa innervosire, lo scatto è qualcosa di intimo che deve compiersi dentro di me, prima. Appena si realizza mi ci vogliono poi pochi secondi, come se tutto fosse già compiuto.
Ho migliaia di foto in mente non scattate.
Quel lunedì ho immaginato una polaroid.
Sbiadita.
È sempre stata così la mia vita.

Silvia Rosa

Per resistere



Bianco di latte condensato
Un pensiero bianco e immaginato
Tuorlo di uova sode
I denti di un bambino
Il profumo del gelsomino
La veste di una sposa
Il bianco accecante oltre l’aurora
Il cielo che piange pioggia e solidifica neve
Il nero luccicante di un corvo assorto
Che becca sul tuo corpo
Il non saper mentire di fronte all’ evidenza
La stupida apparenza
I francobolli che volano dalla scatola di latta
Fino al cielo
Appesi alla coda di una gatta
Che sbadiglia
E tu che per resistere ti accarezzi le ciglia

La fine di una partita


Ma chi ero ?
Quante volte ho abbracciato la tua pelle
Di giorno
Di notte
Con o senza stelle
Quante volte ho chiesto al cielo e al divino
Di proteggerti da vicino
Quante volte ho ascoltato il tuo cuore piangendo
E tu che eri dentro di me
Lo conoscevi già
E ti muovevi sorridendo
Volte in cui il tempo si è azzerato
Il lusso di averti amato
Baciato
Santificato
Gli occhi profumati di mondo
Il dilatarsi di un secondo
Il dolore che senza scrupoli spezza la vita
La fine di una partita

	

Mignolo


Quanti siamo?
Passi di donne, uomini, bambini
Zampe di cane
Ali di angeli che non toccano terra
Ma fanno volare gli aquiloni
E le nuvole in cielo
Alluce, indice, medio, anulare
Ho consunto le nocche a forza di pregare
Le mie dita che intrecciano le tue piume
E tu che sorridi
Oltre ogni mio amare
E sei una meraviglia
Fra cielo e mare

Quattro monete

Ho messo da parte quattro monete
La vocazione di un prete
Il rumore della morte
Le note di un pianoforte
Un vestito corto e svolazzante
La potenza di un istante
La corolla di una Margherita
Il sale sulla ferita
Una vecchia soffitta abbandonata
Quello che si immagina oltre una grata
Un mazzolino di fiori inumiditi
La nascita e i suoi vagiti
Ho premuto forte le mani al petto
Ho sepoellito un merlo con il merletto
Era stecchito
Ho sentito il battito del mio cuore
Con un dito

Silvia Rosa

Ed io che prego questo istante


Mattino
Presto
Preghiere in petali e pistilli
Zampilli
Corolle di collane
Il nero del catrame
I musi dei gattini neri e bianchi
Saltellanti
Da piccolina li portavo a casa
Dentro la cartella
Fuori scuola
In genere dopo aver pregato nel cielo una stella
La mamma li segue da lontano
È incredibile assistere a questo t’amo
Poi spariscono
Per ultima la coda svolazzante
Ed io che prego questo istante

Silvia Rosa