
Non chiedo felicità. Ha già troppo lavoro.
Chiedo soltanto di non passare accanto alle cose senza vederle.
Che il giorno più comune non si offenda se lo guardo come un miracolo.
Che io sappia perdonare i miei passi incerti, e ringraziare anche la strada quando sbaglia direzione.
Che non mi abitui. Né al dolore, né alla bellezza.
E se devo lasciare una traccia, che sia lieve.
Non un nome inciso. Non una fotografia, anche se alle fotografie devo più nostalgia di quanto ammetta.
Forse soltanto un dubbio gentile nella certezza di qualcuno.
Perché il mondo è già pieno di persone che spiegano.
Io vorrei essere ricordata tra quelle che, passando, hanno aumentato di poco il mistero delle cose.
Poi verrà il silenzio.
E forse scoprirò, con un certo imbarazzo,
che non ero io ad interrogare il mistero.
Era il mistero, da sempre,
che stava provando a capire me.
Silvia Rosa