
Il gabbiano non vola: veglia.
Ha quella postura da sentinella che conoscono solo
gli animali che hanno visto troppo mare
e troppa solitudine per raccontarla.
Il bianco e nero non è un filtro:
è la sua memoria.
Una memoria che non vuole colori
perché i colori, a volte, mentono.
Il mare dietro è un foglio che trema,
una pagina che non sa se essere preghiera
o confessione.
Ti guarda come si guarda un’anima che torna da lontano.
Non giudica.
Non consola.
Non spiega.
Fa solo quello che fanno i guardiani veri:
resta.
E nel restare ti somiglia.
Perché anche tu,
hai quella maniera di stare al mondo
come se stessi proteggendo qualcosa di fragile
che nessuno vede
ma che tu senti pulsare
come un feto di luce,
come una farfalla appiccicosa
che non vuole staccarsi dal petto.
E tu, per un istante,
ti senti custodita.
Silvia Rosa