
C’è chi passa tra noi
come una linea di cresta:
non fa rumore,
ma divide la luce
in due metà più chiare.
Di lui resta
un’intelligenza leggera,
simile al vento che sa
dove andare
senza bisogno di mappe.
Un giorno vide un errore
prima ancora di leggerlo.
Non era mio.
Fu allora che capii
che alcuni insegnano
senza volerlo,
e altri imparano
senza sforzo.
Poi il mondo lo prese con sé:
un orizzonte lontano,
un lavoro che somigliava
ad un viaggio,
un progetto che aveva
la forma dell’acqua.
Io rimasi più in basso,
a guardare le montagne
come si guarda un enigma
che non pretende soluzione.
Ora penso ai varchi antichi
che gli uomini dedicavano agli dèi,
affinché potessero passare
senza inciampi.
Forse, dico forse,
un giorno ne troverò uno
che non porta un nome,
ma un’assenza luminosa.
E allora sarà
Silvia Rosa