
È stata lasciata sul bordo della vita
come si lascia un ombrello rotto nell’atrio di un museo.
Non per cattiveria: per distrazione, per ordine naturale delle cose.
Gli oggetti che intralciano cercano sempre un posto dove non dare fastidio.
Le persone, a volte, fanno lo stesso.
Lei non protesta.
Si limita a osservare come il mondo continui,
puntuale, indifferente,
con la precisione di un orologio che non ha mai saputo
che ore fossero per lei.
Qualcuno direbbe “giovane donna abbandonata”.
Lei preferisce “materiale fuori catalogo”.
Suona più neutro, più gestibile,
meno incline a far piangere i passanti.
Eppure, mentre la polvere si posa,
le cresce dentro una minuscola ribellione:
la certezza che anche ciò che intralcia
prima o poi trova un varco,
una fessura,
un’improbabile utilità.
Perfino un ombrello rotto,
in certe piogge,
sa ancora proteggere.
E intanto il vento muove i fili d’erba
e lei non piange.
Solo un po’.
Silvia Rosa