
Sul tavolo, che non pretende meraviglie, ma le ospita senza protesta c’ è una torta.
Alice la guarda come si guardano le cose che non chiedono attenzione e per questo la ottengono.
Prende nota, senza impegno: uno strato di crema che non sa se essere memoria o appetito, due briciole che tentano la fuga, un’ombra che non coincide con nessun corpo presente. E un silenzio, sempre lui, che non firma mai il registro presenze.
Alice ha un talento per gli smarrimenti: perde mondi come altri perdono chiavi. Parla con un coniglio che risponde solo alle domande che non fa. Annota anche questo, perché gli inventari servono a ricordare ciò che non si lascia ricordare.
Intanto Alice nel non sa in che mondo stare.
Mentre il brucaliffo fuma e costruisce il suo bozzolo.
Lei piange.
La torta si squaglia.
Il tè si raffredda.
E lei si asciuga le lacrime sulla gonna.
Silvia Rosa