
Gli alberi sanno più di quanto dicano.
Non fanno conferenze,
non pretendono applausi,
eppure ogni primavera
pubblicano un manifesto verde
che nessuno osa criticare.
Stanno fermi,
ma non sono immobili:
si spostano nel tempo,
che è un viaggio più lungo
di qualsiasi treno.
Non chiedono permesso alla terra
per affondare le radici,
né al cielo
per allungare le braccia.
E quando il vento li sgrida,
rispondono con un fruscio
che somiglia a una risata.
Hanno visto tutto:
gli amori che si giurano eterni,
gli addii che non trovano parole,
i bambini che crescono
e poi tornano adulti
a cercare l’ombra di allora.
Se potessero parlare,
forse direbbero che siamo fragili
come foglie del prossimo aprile.
Ma non lo dicono.
Preferiscono lasciarci credere
che siamo noi
a proteggerli.
Silvia Rosa