
La donna cammina nel mattino, senza pretendere che qualcuno la noti.
La pioggia di primavera la riconosce invece: le sfiora le mani come un saluto antico.
I petali volano intorno, non per lei, ma capita che le cadano vicino.
Le coincidenze hanno sempre un loro pudore, e lei non li disturba.
Ogni passo è un gesto lento, quasi una scusa rivolta al mondo
per il rumore che potrebbe fare.
Le pozzanghere riflettono un cielo distratto.
Lei ci passa accanto come si passa accanto a un pensiero
che non si è pronti a confessare.
Il vento le solleva i capelli e con loro i dubbi leggeri,
quelli che non pesano abbastanza da restare a terra.
Sorride appena: non per ottimismo, ma per economia del dolore.
Un sorriso piccolo, sufficiente a non far crollare il cielo.
Silvia Rosa