
Di notte il rosso è più rosso,
come se volesse ricordare qualcosa
che noi abbiamo dimenticato.
Forse un coraggio,
forse una ferita.
Le pale girano lente,
non per attirare sguardi,
ma per non lasciare andare
le storie che vi si sono posate sopra:
una piuma caduta da un costume,
un addio sussurrato dietro una tenda,
un nome inventato per sentirsi vivi.
C’è chi entra per fuggire,
chi per cercarsi,
chi per non pensare.
Eppure, quando la musica tace,
resta un silenzio che non giudica,
un silenzio che sa tutto
e non dice niente.
Mi fermo sul marciapiede
come si fa davanti a una casa d’infanzia
che non ci appartiene più.
Sento che anche qui
qualcuno ha riso troppo forte
per non piangere,
qualcuno ha pianto in un angolo
per non essere visto.
Il rosso vibra ancora,
come un cuore che insiste
nonostante tutto.
E penso che forse
la vera commozione
non sta nello spettacolo,
ma in ciò che rimane
quando il sipario è già sceso.