
Nel caffè che apre prima dei pensieri
una donna osserva i fiori del negozio di fronte.
Non li sfiora, non li sceglie:
li lascia stare,
come si fa con le possibilità troppo fragili
per essere toccate davvero.
Un aquilone, sfrontato nella sua leggerezza,
taglia il cielo del mattino
e per un attimo sembra credere
che la gravità sia solo un’opinione.
Un cane gli corre dietro,
convinto che ogni colore in aria
sia un invito personale.
Il vento arriva senza chiedere permesso,
le muove i capelli
come un ricordo che insiste.
Lei si stringe nel cappotto,
troppo giovane per arrendersi,
troppo lucida per illudersi del tutto.
Figlia del vento,
resta lì
tra un sorso di caffè tiepido
e un giorno che non ha ancora preso forma
a guardare ciò che passa
e ciò che resta,
senza decidere quale dei due
la riguardi di più.
Silvia Rosa