
Tredici anni:
un’età che non chiede permesso,
entra, spalanca finestre,
fa volare via le briciole dei giorni uguali.
E tu, Ines, li accogli come si accoglie un gatto curioso:
con un po’ di stupore, un po’ di pazienza,
e quella grazia involontaria
che hanno solo le cose che non sanno di averne.
Inventario provvisorio delle meraviglie:
una risata che arriva prima del motivo,
un quaderno con tre idee buone e sette che lo diventeranno,
la capacità di cambiare opinione senza far rumore,
un’ostinazione gentile che non graffia,
la certezza che il mondo, se guardato di sbieco, migliora,
la paura che passa come passa un temporale,
la gioia che resta come resta l’odore dopo la pioggia.
Cose che a tredici anni si sanno senza saperle:
che ogni porta chiusa è un invito a bussare,
che crescere è un verbo che non finisce mai,
che gli adulti non hanno tutte le risposte
(e va bene così),
che il futuro non è lontano:
è già qui, che ti osserva,
seduto sul bordo della sedia.
E allora eccoti, Ines,
con i tuoi tredici anni appena nati,
che ti stanno addosso come un vestito nuovo:
un po’ largo, un po’ brillante,
pieno di tasche segrete
dove infilare sogni, dubbi,
e quella meraviglia ostinata
che ti somiglia tanto.
Che tu possa conservarla,
come si conserva una fotografia riuscita:
non per nostalgia,
ma per ricordarti
che sei sempre stata capace
di vedere il mondo
mentre si accende.
Silvia Rosa