
C’è un’osteria senz’oste.
Le sedie all’aperto
aspettano qualcuno
come aspettano gli animali domestici
quando non sanno l’ora
ma sanno il ritorno.
I balconi chiusi
trattengono la luce
come fanno gli occhi
quando non vogliono piangere
ma quasi.
L’edera sale
senza chiedere nulla,
si arrampica sui muri
come una domanda
che non trova risposta
e continua lo stesso.
Poi arrivano i merli,
intrizziti dal vento,
che giocano tra le briciole
come bambini.
Saltano, si rincorrono,
si posano sulle sedie vuote
con la leggerezza
che noi abbiamo smarrito
da qualche parte.
E tu capisci
che anche la gioia più piccola
può commuovere
quando non ha testimoni
se non te.
Silvia Rosa