Cimiteri e rane


Nel cimitero di campagna
le lapidi fanno l’appello del silenzio.
Nomi, date, un trattino in mezzo
che tenta di contenere tutto ciò che non sappiamo.
Un trattino così breve
per tutto ciò che è stato amato,
per tutto ciò che è stato temuto,
per ogni volta che qualcuno ha detto “resta”
e qualcuno è rimasto davvero.
Tra un cipresso e l’altro
una rana salta fuori dalla sua agenda d’acqua.
Non ha memoria dei defunti,
non ha parenti da visitare,
non porta fiori.
Eppure è la più puntuale di tutte:
arriva sempre nel momento esatto
in cui il cuore si distrae
e lascia cadere la guardia.
Le basta una pozzanghera
per dichiarare aperta la stagione della vita.
Le basta un insetto distratto
per ricordarci che la fame
non conosce lutto, né anniversari,
e che il mondo non smette
di chiedere il suo tributo di respiro.
Io la guardo,
lei mi ignora con la saggezza
di chi non pretende risposte.
Forse pensa che siamo noi,
con le nostre pietre incise,
a essere un po’ troppo immobili.
O forse non pensa affatto,
e questa è la sua innocenza:
non sapere che tutto finisce.
E mentre gracida,
sembra dire che il mondo continua
anche quando non lo guardiamo,
che la terra non distingue
tra chi riposa e chi salta,
tra chi ricorda e chi semplicemente vive.
Alla fine,
mentre me ne vado,
una rana si tuffa in una pozzanghera
come se fosse un oceano.
E penso che forse
la differenza tra chi resta
e chi salta
non è poi così definitiva.

Silvia Rosa
Avatar di Sconosciuto

Autore: silviettadeglispiririti

Amo le immagini, mi piace accostarle ai versi e creare delle verbografie❤️

Lascia un commento