Numeri civici

I numeri sulle case
non hanno occhi,
eppure vedono tutto ciò che cade.
Non le grandi tragedie,
ma le piccole cose che fanno male davvero:
le foto buttate in un sacchetto nero,
quelle che nessuno ha avuto il coraggio
di guardare un’ultima volta.
Sono lì,
a vegliare su quelle immagini perdute:
un volto sfocato che un tempo ci faceva ridere,
due mani che si sfioravano senza sapere
che sarebbe stata l’ultima volta,
una stanza che non esiste più
se non in quel rettangolo di carta
che abbiamo lasciato andare.
Il mondo sommerso le raccoglie piano.
Le accoglie come si accoglie
ciò che non ha trovato posto altrove.
Lì sotto,
le foto buttate non chiedono spiegazioni:
continuano a mostrare ciò che erano,
senza rancore,
come se la memoria fosse un gesto semplice
e non un dolore che torna.
A volte, di notte,
un numero civico trema.
Non è il vento.
È il peso di un’immagine
che non voleva essere dimenticata,
di un sorriso che ci somigliava,
di una vita che abbiamo lasciato scivolare
perché non sapevamo come trattenerla.
Noi passiamo
e non vediamo nulla.
Ma loro sì:
vedono le nostre esitazioni,
le nostre partenze,
le nostre piccole felicità
che non abbiamo saputo riconoscere.
Vedono la solitudine
che si appoggia al muro
solo per riprendere fiato.
E quando il mondo sommerso
risale per un istante,
porta con sé una tenerezza
che fa quasi male:
la certezza che niente di ciò che abbiamo amato
è davvero svanito,
che tutto ciò che ci ha sfiorati
continua a vivere da qualche parte,
silenzioso e fedele
come una luce lasciata accesa.
Allora, per un istante,
il numero civico si illumina
di un significato che non gli appartiene.
E subito lo perde,
come fanno le cose terrestri
quando sfiorano l’eternità.

Silvia Rosa

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Autore: silviettadeglispiririti

Amo le immagini, mi piace accostarle ai versi e creare delle verbografie❤️

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