
Sullo stendino fra la strada e il cielo
oscillano i panni.
Il vento passa in rassegna ogni stoffa,
la interroga senza fretta:
«Dove siete stati? Chi avete abbracciato?»
E loro rispondono con pieghe,
odori, minuscole memorie di pelle.
C’è un pudore domestico in questo teatro:
la vita che si asciuga al sole
senza pretendere di essere altro,
senza sapere di essere già poesia.
E l’amore, forse, assomiglia a questo:
si regge su ciò che siamo
mentre il vento ci scuote,
eppure restiamo lì,
vicini abbastanza
da sfiorarci gli orli.
Silvia Rosa