
I bambini giocano davanti al balcone chiuso.
Non chiedono nulla: è il mondo che chiede a loro
di continuare a credere.
Le loro dita sfiorano il possibile vetro
come se potesse cedere,
come se dietro ci fosse un respiro
che li aspetta da sempre
e che non arriva mai.
Inventano storie per non sentire
il silenzio che li guarda.
Un tappo diventa un eroe,
una foglia una barca,
e in ogni salvezza immaginata
c’è la loro stessa richiesta
di essere presi in braccio
da qualcosa di più grande.
Il balcone resta chiuso,
ma loro gli parlano lo stesso:
gli confidano segreti
che dimenticheranno crescendo,
gli affidano speranze
che non sanno di avere.
E quando uno di loro ride,
gli altri lo seguono,
come se la gioia fosse un dovere
e non un filo sottilissimo
che può spezzarsi al primo vento.
Non sanno che stanno aspettando.
Non sanno che quel vetro
è la prima promessa mancata
che incontrano nella vita.
Eppure continuano a giocare,
con quella ostinazione dolcissima
che fa male agli adulti
più di qualsiasi verità.
Perché nessuno spera
con la stessa innocenza
di chi non sa ancora
che sta sperando.
Silvia Rosa