
Non chiedono applausi.
Li trovano scomodi, come scarpe nuove
che fanno rumore nei corridoi del quotidiano.
Hanno un’agenda che non finisce mai,
pagine che si scrivono da sole
con la grafia minuta degli impegni inevitabili.
Preparano il mondo ogni mattina,
raddrizzano il tempo storto,
aggiustano silenzi,
ricuciono attese.
E mentre fanno tutto questo
si ricordano anche di vivere,
di ridere quando capita,
di piangere quando serve,
di amare senza chiedere permesso.
Non reclamano troni.
Preferiscono sedie solide,
quelle che non traballano
quando la vita decide di farlo.
Meritano ciò che spesso non arriva:
una pausa che non sia un lusso,
una parola che non sia un favore,
uno sguardo che non sia distratto.
Eppure, in questo mondo spesso crudele
sognano.
Silvia Rosa