Sedia abbabdonata
La sedia nell’angolo non protesta.
È stata lasciata lì come si lasciano
le cose che hanno retto troppo
per chi non ha mai saputo vedere.
La polvere la sceglie ogni giorno,
fedele come un’abitudine che logora.
I vizi della vita le passano accanto
con la leggerezza di chi non deve scusarsi.
Ogni tanto, nel silenzio,
qualcosa si incrina:
la vita passata, improvvisa , terribile,
un rumore che non appartiene al mondo
ma che racconta tutto.
È il suono delle rinunce,
delle parole rimaste a metà,
delle mani che non hanno saputo restare.
Ha visto amori che promettevano
di esserci,
e poi c’erano solo finché
non costava fatica.
Ha visto carezze date per sentirsi buoni,
non per capire davvero.
E dicono che c’è chi ti ama.
Chi vede il bello.
Ma spesso lo vede da lontano,
come si guarda un paesaggio
senza avvicinarsi abbastanza
da scorgere le crepe.
La sedia non si illude più.
Sanno che essere dimenticati
è più facile che essere visti.
E che a volte chi ti ama davvero
arriva tardi,
o non ascolta quel passato
che chiedeva solo una mano.
Silvia Rosa
