Cammino tra le calli come se fossero pensieri scappati da una tasca che non so ricucire. Mi seguono senza fretta: nessuno resiste a chi non pretende nulla. Il freddo, invece, pretende tutto. Congela i marciapiedi, le intenzioni, e le donne abbandonate che incontro per strada: non chiedono salvezza, ma resistono. È la loro forma di coraggio. Io le guardo da lontano. Non per paura, ma perché certe tristezze hanno bisogno di spazio per non spezzarsi. Una bambina mi passa accanto e mi mostra le mani: due piccole stanze vuote, pronte a ospitare qualunque cosa, anche un nido o un uccellino se decide di farsi prendere. Le sue dita tremano appena, come se stessero imparando la grammatica del mondo. I gatti osservano tutto con quella loro calma antica che non spiega nulla e proprio per questo sembra sapere abbastanza. Chiudono gli occhi come fanno quando approvano. Sorrido. Non al mondo che continua a non capirsi ma a quel gesto semplice di mani offerte, come se il calore fosse ancora possibile. E forse lo è. Il freddo non protesta. Le donne resistono. I gatti respirano piano. Io continuo a camminare. Il resto, come sempre, accade.