Avi e minestre

Gli avi non fanno rumore. Entrano quando il fuoco si distrae, quando la fiamma si piega un po’ come per leggere meglio il passato.
Portano minestre che sanno di lana, di quei maglioni ruvidi che nessuno osa buttare perché hanno conservato più inverni di noi.
Le epifanie arrivano così: una cucchiaiata troppo calda, un nodo nel filo, un pensiero che non avevamo invitato.
E allora compaiono gli elenchi. Gli avi li adorano: cose antiche, cose inutili, cose che non servono più ma che insistono a esistere.
Un bottone spaiato. Una fotografia senza volto. Una parola che non ricordiamo di aver mai pronunciato. Un amore assopito, che respira piano per non farsi notare.
Forse è questo il loro modo di dirci che nulla scompare davvero, che perfino il fuoco, quando tace, sta ancora pensando alla sua scintilla.